"L’arte unisce nella differenza. Muovendoci da questo presupposto, ci introduciamo nello spazio espositivo, allestito dall’architetto Ernest Hunzinger, dove i sei artisti mettono a disposizione la carica propulsiva delle proprie opere partendo da esperienze e pratiche differenti.
Silvia Fubini presenta tre sculture di grande carica poetica e intellettuale, sono sculture cinetiche, “mobile” che sorvolano le nostre teste e sviluppano altrettanti solidi platonici, simboli della perfezione, rivelatori della vera natura dei paesaggi fotografici impressi sulle facce dei poliedri”.

Gabriele Fasolino, 2017 Introduzione alla mostra
BOSCOBILLIAGIARDINA
FUBINIPERSICODONORA’

“Ognuna delle quattro facce triangolari del solido piramidale, Tetraedro senza Inizio, esposto al Palazzo Ducale di Genova e al Museo Borgogna di Vercelli, accoglie un paesaggio: un panorama urbano, con rimandi all’arte o al misticismo, oppure scorci di elementi naturali, come l’acqua o l’aria, anch’essi forieri di grande simbologia. Il tetraedro è uno dei cinque solidi platonici , ovvero un poliedro regolare le cui facce sono perfetti equilateri. E’ un solido assoluto che rimanda alla regola geometrica ma anche alla spiritualità; che fa pensare all’oriente (evocato dall’immagine di un gigantesco Buddha) e anche all’occidente (la piramide di vetro del Louvre e la regola aurea). Il colore che predomina è l’azzurro, quello che Kandinski abbinava al triangolo e all’idea più alta della spiritualità. Ogni faccia è l’ occasione per una riflessione, per un viaggio nel mondo e dentro di noi, come un magico gioco di specchi, di riverberi e di trasparenze”

Lorella Giudici,
scrittrice e docente di Storia dell’Arte Contemporanea, Accademia di Brera, Milano
dal catalogo: End in Nation vol. 2, 2016


“Silvia Fubini ha rivolto la sua attenzione sia alle dimensioni del paesaggio metropolitano con le varie serie dedicate a NY, città dove ha vissuto e che è stata fondamentale per la sua formazione, sia ad angoli riposti del proprio vissuto personale, come in “Moving Back”.
Un elemento comune ai vari episodi è una poetica dove il presente viene introiettato e sottoposto all’altrui visione chiedendo e ottenendo una condivisione empatica dell’evento.
Dove Silvia riesce a far convergere efficacemente le sue visioni e la sua tecnica è quando si cimenta nella documentazione dei cantieri che costellano Torino.
Silvia Fubini ha seguito l’evoluzione del Palazzo del Nuoto degli architetti Isozaki e Maggiora dando vita ai suoi “Momenti Architettonici”, trenta fotografie montate su pannelli sospesi lungo le tribune e i lati della piscina di gara. L’artista fruga in angoli nascosti, in ambienti in divenire, tra sacchi di cemento, fili sospesi e vasche prive del loro elemento vitale, giocando abilmente tra i pieni e i vuoti e realizzando immagine che, pur nel rigore documentario, sanno cogliere l’aspetto ‘inconsciamente’ artistico di architetture e materiali, come seppe egregiamente fare alle fine degli anni ’80 con una ricerca sulle vetrate liberty. L’elemento umano è presente in diverse di queste immagini che non indulgono in alcun sociologismo di maniera e sanno diventare, pur nel rispetto della rappresentazione oggettiva, evocazione e quindi poesia.”

Edoardo di Mauro, Ordinario di Storia della Critica, Accademia Albertina, Torino
Dal catalogo Palazzo del Nuoto della Città di Torino, 2012


“Silvia Fubini si sofferma a riflettere sul rapporto che esiste oggi tra distruzione, costruzione e restauro. Un processo che forse non è sempre una sequenza così lineare e concatenata, anzi sembrerebbe che il fine sia lo spaesamento dell’oggetto, del tempo e dello sguardo.”

Lorella Giudici
Dalla presentazione della mostra End in Nation, 2012


“Questa mostra è giocata sul filo della memoria e documenta varie fasi del trasloco di Silvia Fubini
Rientrata recentemente in Italia da New York. L’artista impiega il mezzo fotografico non come uno strumento di riproduzione della banalità del quotidiano ma in un’accezione ‘calda’ e psicologica , riuscendo con le sue inquadrature a evocare la memoria del recente passato a partire da particolari in apparenza marginali”

Edoardo di Mauro
Dalla presentazione della mostra Moving Back, 2005

“Il treno viaggia, ma noi siamo fermi, possiamo distrarci guardando fuori dal finestrino o concentrarci, guardando dentro di noi, stimolati dalle ombre colorate che passano veloci davanti ai nostri occhi e che ci aiutano a richiamare alla nostra memoria attimi fuggiti.......
Nelle immagini di Silvia Fubini c’è tutta la suggestione di ciò che un treno può raccontare: la corsa, l’impazienza, l’ansia di giungere a destinazione; ma anche la pausa, l’istinto di fermare ciò che scorre troppo veloce, la voglia di viaggiare per far viaggiare i pensieri, il riposo alla stazione finale.
E i suoi colori pastello inframmezzati alle grandi sagome scure di vagoni e locomotori sembrano quasi ricordarci quante immagini siano passate e quanti ricordi siano conservati nei finestrini di queste mastodontiche macchine e quanto ci sia in loro di nostro e quanto di loro sia rimasto in noi.”

Valter Giuliano, Assessore alla Cultura, Protezione della Natura
Dal catalogo “Si Viaggia” , 2004

LE PIANTE DELLA FERROVIA

Per quale ragione,
Altrove ma sempre lontano
Riflesso sul finestrino del treno
Che scorre con i paesi oltre
Me stesso al di qua del mondo
Non scelsi anch’io di sospendermi
O lago che da te ti stacchi
E sei appena la tua trasparenza
E voi sempre davanti piante
Che a vicenda la corsa eterna
In un solo verde e il fischio
Non distoglie a fianco del binario
Tra i sassi e il precipizio
Aggrappate per le radici
Agli interstizi della terra
Ma indietro protese e ferme
Verso il turchino di Baveno
Di Verbania, sempre più lievi,
D’aria?




Nicola Gardini, dalla raccolta Atlas, Crocetti, Milano, 1997
Dal catalogo “Si Viaggia”, 2004
www.nicolagardini.it




“In queste immagini di Silvia Fubini la facciata diviene persona nell’eccezione latina del termine, una vera maschera che genera e nello stesso tempo nasconde una nuova essenza, una realtà che sembra nascere davanti ai miei occhi attraverso un processo osmotico. Quella bambina sovrapposta al tempio di Selinunte, pulsante ancora di vita, ne diviene l’anima, si fonde a tal punto con esso che è impossibile tracciare contorni netti. Dove comincia il tempio e dove comincia l’essere umano e la maschera che esso porta?”

Leila Mebert,
America Oggi, 2002